Il primo passo verso il recupero del dialetto cusanese lo mosse lo storico-ricercatore locale Prof. Vito Antonio Maturo, quando, nel 1994, scrisse il libro “U cusanærë” gettando il primo seme per la sua conservazione e valorizzazione; esso già comprendeva “un po’ di Grammatica, lessico, canti, proverbi, detti, indovinelli, preghiere, inciarmamenti, gastronomia, agnomi di Cusano Mutri”.

Questo seme ha fatto nascere il desiderio di continuare ad approfondire, a ricercare e a valorizzare la nostra cultura dialettale.

Nel 2007, con il progetto “Dialettando” della biblioteca comunale “Girolamo Vitelli”, in collaborazione con l’Istituto comprensivo di Cusano Mutri, plesso di San Felice, fu avviata una nuova fase di ricerca e valorizzazione.

Nel 2016 fu presentato alla Regione Campania un progetto di Servizio Civile Nazionale dal titolo “In-dialetto” che aveva lo scopo di ampliare le ricerche già fatte.

Il progetto fu approvato e, il 10/01/2018, otto ragazzi di Cusano Mutri hanno iniziato la loro avventura nel mondo del dialetto.

Nel corso di questo anno i ragazzi del servizio civile sono stati attratti dal vasto universo della fantasia popolare; la loro naturale curiosità li ha portati ad approfondire la ricerca sul dialetto all’interno della conca cusanese.

È cominciato così il lavoro di raccolta con interviste, registrazioni, conversazioni, mediante social netwoks; la fonte principale della raccolta sono stati gli anziani, le nostre radici, che cercano di tenere in vita il loro modo di essere e di pensare. I nonni riescono a riprodurre un intero mondo di tradizioni a volte con una con una sola parola, una frase, un modo di dire, perché il dialetto ha più forza nel comunicare i sentimenti e gli stati d’animo. Molte di tali espressioni restano attuali ed efficaci, a volte anche oltre i confini in cui il nostro dialetto è racchiuso.

Questa fase di raccolta è stata fruttifera e gratificante per i ragazzi e soprattutto per gli anziani che si sono sentiti ascoltati, capiti, valorizzati e apprezzati, pur nella loro semplicità.

Il lavoro dei ragazzi del servizio civile è stato quello di raccogliere il maggior numero di materiale possibile tra i nostri anziani, materiale appartenente alla tradizione orale che rischia col tempo di disperdersi, di modificarsi o di scomparire.

Fra il vasto materiale sono stati scelti e rielaborati i testi raccolti, per renderli completi il più possibile, confrontando le varie versioni disponibili.

Le prime difficoltà sono affiorate al momento della scrittura in dialetto perché esso presenta dei suoni molto difficili da trascrivere. Questa difficoltà, in parte, è stata superata con la trascrizione fonetica, perché l’“alfabeto fonetico internazionale” (comunemente indicato con la sigla inglese IPA, International Phonetic Alphabet) è un sistema di scrittura alfabetico utilizzato per rappresentare i suoni delle lingue nelle trascrizioni fonetiche e consente di rendere quei suoni fruibili universalmente.

ll dialetto parlato a Cusano Mutri non è uguale a quello di altri paesi del Sannio; esso ha sfumature locali, addirittura diverse nello stesso comune. Nel vasto territorio, suddiviso in contrade e frazioni, il dialetto cambia nella cadenza, nell’apertura e chiusura delle vocali e assume aspetti diversi se si confrontano le varie espressioni: per questo motivo, a volte, una stessa parola trascritta in più testi può risultare discordante. In particolare, il dialetto di Civitella è completamente diverso da quello cusanese, anche se la distanza geografica è minima, per questo motivo è stato trattato a parte.

A detta degli esperti in materia di dialettologia, non esiste una regola universale per trascrivere il dialetto e il modo che ognuno sceglie per farlo è da considerarsi né giusto e né sbagliato.

Per molto tempo il dialetto è stato sinonimo di ignoranza e miseria; la scrittura (in dialetto o in italiano) era quasi inesistente; spesso chi parlava dialetto era analfabeta. L’italiano era considerato la lingua delle grandi occasioni, perché conosciuta solo da una minoranza di persone. Oggi nel nostro paese sono rimaste poche, invece, le persone che si esprimono esclusivamente in dialetto, così come emerso dall’apposito questionario sottoposto a un campione di popolazione. La cultura dialettale va perdendosi, il mondo moderno non è più adatto ad accoglierla.

Il dialetto cusanese, proprio perchè dispone di una grande varietà fonetica, rende piacevole e affascinante il suo ascolto, crea una sorta di melodia propria delle parole. Molti suoni ritrovati nei termini dialettali degli anziani non sono rinvenibili nel dialetto dei paesi limitrofi, nè nella lingua italiana, pertanto non è stato facile riprodurre esattamente quei suoni e non sempre il risultato conseguito è stato ottimale.

Questo lavoro si propone di trasmettere amore per il dialetto, di conservare la memoria di una civiltà contadina, povera, ma ricca di umanità, non ha la pretesa di voler essere esaustivo e completo, anzi mira ad essere la nuova pietra su cui appoggiare future ricerche.